Un nuovo Canto di Natale: il Consiglio Pastorale che verrà

Non è un caso che il primo workshop sotto il cappello della nuova Comunità Pastorale “Santi Marta, Maria e Lazzaro” (iniziata a settembre 2024) si sia svolto domenica 17 novembre 2024, prima domenica d’Avvento ambrosiano. Insieme al cammino che la liturgia ci offre per prepararci al Natale abbiamo voluto ufficializzare i preparativi che ci porteranno, domenica 15 dicembre 2024, a eleggere il nuovo Consiglio Pastorale di Comunità Pastorale.

Oggetto del lavoro di ascolto e co-progettazione insieme a tutti i collaboratori delle quattro parrocchie è stato proprio il Consiglio Pastorale, ovvero l’assemblea delle persone che rappresentano le varie realtà delle nostre parrocchie e che, a fronte di un processo di discernimento alla luce della Parola di quelli che sono i bisogni delle persone che vivono nei nostri territori, orientano le scelte pastorali della Comunità e progettano un piano d’azione unitario (che verrà poi recepito e messo in atto dai singoli gruppi).

Per meglio cogliere le novità della proposta che la Diocesi di Milano ha lanciato alle Comunità Pastorali nella costituzione dei nuovi Consigli Pastorali abbiamo provato a ripercorrere velocemente la storia delle funzioni che le Parrocchie hanno avuto nel corso del tempo, provocati dai tre fantasmi protagonisti del famoso racconto “Canto di Natale” di Charles Dickens.

Il fantasma del passato ci ha permesso di tornare agli anni ’60, momento in cui la Chiesa è frequentata da tutti i battezzati; i numeri dei partecipanti sono alti, ma la maggior parte delle persone va a messa perché è un obbligo sociale e morale, altrimenti ci si sente giudicati. Le parrocchie offrono servizi che le città non hanno (campo da calcio, cinema, bar, asili nido, centri per anziani), rispondendo ad una richiesta di aggregazione e di fare comunità. Questi servizi sono coperti dai sacerdoti, numerosi e suddivisi tra i vari ambiti. In questo contesto, i laici usufruiscono dei servizi mentre i preti prendono tutte le decisioni. Il Consiglio Pastorale non esiste, è un organismo che viene introdotto con il Concilio Vaticano II.

Il fantasma del presente ci ha riportato alla situazione delle nostre Comunità prima della pandemia. Le Chiese sono frequentate solo da chi è interessato e coinvolto; i numeri sono calati sensibilmente, ma chi partecipa lo fa per scelta. Le parrocchie offrono ancora servizi, ma in concorrenza con tantissime altre realtà che si sono aggiunte (Comuni, Enti privati, ecc…): emergono pertanto i loro compiti primari, quello della formazione in ambito educativo e spirituale e quello caritativo. I sacerdoti sono pochi e fanno fatica a coprire molti ambiti. A distanza di sessant’anni dal Concilio i Consigli Pastorali, laddove sono stati costituiti, nei migliori dei casi hanno una funzione consultiva, di approvazione delle decisioni già prese dal Parroco. I laici sono pertanto il braccio esecutivo delle indicazioni pastorali dei sacerdoti.

E il fantasma del futuro? Se avessimo fatto questo viaggio prima della pandemia, probabilmente le risposte che ci saremmo dati sul futuro della Chiesa sarebbero state incerte, sicuramente non molto confortanti. Ma nel frattempo lo Spirito ha soffiato, e oggi invece la prospettiva si è riaperta e si stanno ritrovando le energie per una nuova partecipazione, magari numericamente non quella di un tempo, ma sicuramente più consapevole e desiderosa di corresponsabilità. Da qui il titolo scelto per l’assemblea di domenica 17 novembre e per il percorso che ci porterà al nuovo Consiglio Pastorale: “Semi di speranza”.

Quali sono i semi di speranza che Dio ha donato alla Chiesa per ridarle nuova energia? Il primo seme riguarda la Chiesa mondiale, ed è il processo avviato con il Sinodo; il secondo seme riguarda le nostre quattro parrocchie, e il processo di costituzione della Comunità Pastorale dei Santi Marta, Maria e Lazzaro.

Affinché il fantasma del futuro possa raccontarci di una Chiesa che ha ripreso slancio nel cammino grazie alla passione di tutti, occorre lasciar germogliare questi semi, e far sì che portino frutto. Il Consiglio Pastorale è allora quell’otre nuovo in cui Gesù ci chiede di versare il vino nuovo dello stile che abbiamo imparato dal Sinodo; sappiamo infatti, perché ce lo dice il Vangelo, che il vino vecchio rischia di rompere gli otri. Quali sono le caratteristiche di questo vino nuovo, per far sì che non sappia di vecchio e non diventi aceto?

Corresponsabilità

Compito del Consiglio Pastorale è l’unità nello spazio e nel tempo, quindi ogni Consigliere deve allargare l’orizzonte del proprio sguardo oltre al proprio orticello per prendersi a cuore l’intera Comunità Pastorale. In questo senso occorrerà ad esempio lavorare per cercare di armonizzare i calendari, per far sì che tante iniziative delle singole parrocchie non confliggano una con l’altra ma che si dia la possibilità a tutti di partecipare.

Creatività

Compito del Consiglio Pastorale è di uscire dalla schiavitù del “si è sempre fatto così”, abbracciando l’idea di tentare strade nuove sia con creatività che con la certezza che ogni proposta è affidata al Signore e quindi il suo successo non dipende unicamente da noi.

Ascolto

Compito del Consiglio Pastorale è mettersi in ascolto dell’altro in un’ottica di discernere i suoi bisogni e dare risposte pastorali: non si va al Consiglio Pastorale per raccogliere lamentele, o per fare rivendicazioni, o per rappresentare un centro di potere. L’obiettivo non è quello di negoziare per portare a casa una fetta di torta che avvantaggi il mio gruppo, ma di ascoltare gli altri e mettermi in dialogo con loro per intraprendere un cammino che avvii dei processi rivolti a tutta la comunità.

Laicità

Compito del nuovo Consiglio Pastorale è favorire la partecipazione dei laici per farli lavorare insieme tra loro e insieme ai sacerdoti, che a loro volta saranno chiamati a lavorare assieme. Non si va al Consiglio Pastorale per fare la guerra contro quelli con cui non si è d’accordo, perché tutti saranno coinvolti nella scelta dei temi da affrontare e tutti avranno lo stesso diritto di voto al pari di tutti sacerdoti. Pur lasciando giustamente al Parroco l’ultima parola sull’approvazione definitiva delle decisioni prese, è un’occasione unica per dire la propria, per essere parte attiva dei processi decisionali, per essere coinvolti e per coinvolgere.

Con lo stile di Maria

Dato che la sfida che abbiamo davanti è ardua, oltre che a Marta, Maria e Lazzaro, affidiamo il cammino della costituzione del nuovo Consiglio Pastorale a Maria madre del Gesù, che ha in sé tutte le caratteristiche che possono ispirarci e guidarci: nel documento conclusivo del Sinodo, al n. 29 ci viene ricordato che in lei “vediamo risplendere in piena luce i tratti di una Chiesa sinodale, missionaria e misericordiosa. Essa è infatti la figura della Chiesa che ascolta, prega, medita, dialoga, accompagna, discerne, decide e agisce. Da lei impariamo l’arte dell’ascolto, l’attenzione alla volontà di Dio, l’obbedienza alla Sua Parola, la capacità di cogliere il bisogno dei poveri e il coraggio di mettersi in cammino.”


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *