Fratel Fabio, da 25 anni in missione per il mondo

Fratel Fabio, da 25 anni in missione per il mondo

Abbiamo chiesto a Fratel Fabio Patt, missionario comboniano nato e cresciuto nella parrocchia di S. Maria Assunta in Turro che ora presta servizio a Manila (Filippine), di raccontarci un po’ della sua vocazione, in attesa di festeggiarlo dal vivo domenica 16 giugno quando sarà presente alla Messa delle 10:30 a S. Maria Assunta in occasione del 25° anniversario della sua professione religiosa.


Care sorelle e cari fratelli!

Mi chiamo Fabio Patt, a settembre compirò 60 anni e da 33 sono missionario comboniano. Sono nato e cresciuto a Turro. Da bambino ero piuttosto timido e introverso, ma dalle scuole medie in poi, la parrocchia di Santa Maria Assunta è stata “casa mia” fino all’età di 24 anni, quando sono entrato nel postulato Comboniano Fratelli che allora era a Bologna.

Sono sempre stato un tipo “pratico” e il dare una mano al signor Remo è stata la “calamita” che mi ha attirato e fatto “entrare” in oratorio. Anche l’esperienza del gruppo adolescenti è stata molto “forte”: gli incontri di catechesi e gli allenamenti di pallacanestro quasi costituivano un tutt’uno, aiutandoci ad assimilare amicizia, onestà, spirito di corpo, generosità, impegno, altruismo… Il tutto ben “condito” dalla solida vita di fede di don Domenico e dai richiami al primato dello “spirito” che don Alberto non mancava di impartire sia con l’esempio sia con la parola.

È in questa comunità cristiana vivace, costituita da molti animatori laici convinti dalla loro fede e generosi nell’impegno in parrocchia, che anche la mia fede si è sviluppata e maturata. Una volta diplomato all’ITIS Feltrinelli, finito l’anno di leva obbligatoria e trovato un impiego al Servizio Tecnico dell’ospedale Gaetano Pini, mi sono reso conto che il condividere in parrocchia e sul lavoro l’amore di Dio che avevo sperimentato in famiglia e in oratorio, non mi bastava più. Convinto che il Regno di Dio non è riservato a pochi e di certo non è da qualche parte oltre le nuvole, ho pensato di contribuire alla sua “venuta” nel qui e adesso mettendomi al servizio in modo più radicale, camminando insieme con gli altri. È per questo che, quando si è trattato di scegliere fra diventare sacerdote o Fratello ho preferito la seconda modalità.

Il Signore ha i suoi “modi” per accompagnare ed indirizzare le persone verso la condizione di vita che più si addice a ciascuno, modalità che di solito chiamiamo “coincidenze” o “ incontri casuali”, per cui non sempre è facile capire dove il Buon Dio ci vuole portare. Poiché la vocazione, di qualunque tipo essa sia, più che una certezza è una sensazione di possibilità, una volta conosciuti i missionari Comboniani e constatato che l’idea di lasciare famiglia, amici e Patria solleticava il mio senso di avventura anziché farmi “tremare la pancia”, ho cominciato a camminare su questa strada che, ho pensato, poteva essere anche la mia!

All’inizio il cammino è stato veloce, con un anno di postulato a Bologna, due di noviziato a Venegono Superiore e, dopo la prima Professione Religiosa, il 18 maggio 1991, la prima esperienza internazionale nel Centro di Formazione Fratelli di Nairobi (in Kenya). Il percorso di studio prevedeva una permanenza di quatto anni per prepararmi ad un servizio nel campo della promozione umana in terra d’Africa, ma dopo appena un anno i superiori hanno deciso che era meglio che io andassi a studiare la lingua cinese cantonese a Hong Kong: un cambio di rotta repentino e spettacolare!!

Il cantonese”, mi ha detto un anziano missionario del PIME incontrato a HK poco dopo il mio arrivo nel gennaio ‘93, “è una lingua che ha inventato il diavolo per impedire l’evangelizzazione di questa gente”. Sembrava una barzelletta, ma quante camicie ho dovuto sudare, stonato com’ero, per imparare a riprodurre con precisione i 7 toni con cui si può pronunciare ogni sillaba! (da notare che se il tono non è corretto la parola ha un significato diverso, rendendo incomprensibile tutta la frase!)

Sarà forse questa l’origine della proverbiale “pazienza cinese”? Fatto sta che, dopo due anni di scuola di lingua a tempo pieno, riuscivo solo a capire il senso generale di quanto la gente diceva. Trasferitomi a Macao (ex colonia portoghese non lontano da Hong Kong, sulla costa meridionale della Provincia cinese del Canton), ci sono voluti altri tre anni, con l’aiuto di un ”tutor,” per riuscire a dire una frase intera sicuro di non averci inavvertitamente messo dentro (a causa del tono sbagliato) qualche parolaccia!

La grande fatica iniziale è stata ampiamente ripagata dalla soddisfazione di riuscire a dialogare con la gente, diplomarmi come Assistente Sociale e lavorare alla Caritas e, soprattutto, dare una mano nei corsi di catecumenato degli adulti (un cammino di circa venti mesi, con incontri settimanali) nella parrocchia in cui facevo volontariato: la gioia che splende sul volto di questi nuovi battezzati è il ricordo più bello degli undici anni di servizio missionario che ho prestato a Macao!

Ma il lavoro di evangelizzazione “in prima linea” necessità di servizi logistici e di supporto che, pur essendo lavoro missionario a tutti gli effetti, non sempre sono così conosciuti o apprezzati. Proprio per dare una mano in questo campo, nell’ottobre 2007 da Macao mi spostato nella città metropolitana di Manila (Filippine) per lavorare come amministratore della rivista che pubblichiamo come strumento di Animazione Missionaria della Chiesa Locale (www.worldmissionmagazine.com) ed anche come economo del nostro gruppo di missionari Comboniani in Asia (Filippine, Macao, Taiwan e Vietnam).

Dopo venti anni di servizio missionario all’estero, nel 2014 è venuto il mio turno di tornare a dare una mano in Italia. Sono stato assegnato alla comunità di Limone sul Garda, che ha la particolarità di custodire la casa natale del nostro Fondatore, il vescovo San Daniele Comboni (1831-1881), usandola come casa di ritiri e centro di spiritualità comboniana e anche per l’accoglienza di gruppi esterni; e per far conoscere ai moltissimi turisti e visitatori (mediante un percorso multimediale) la vita e la straordinaria opera di evangelizzazione e promozione umana portata avanti da Daniele Comboni nei suoi brevi 25 anni di impegno missionario.

Dal gennaio 2018 sono di nuovo a Metro Manila, ancora come amministratore della nostra rivista World Mission ed economo provinciale. La speranza di tornare a condividere la gioia del messaggio evangelico fra i cinesi non cristiani di Macao, Hong Kong o (volesse Dio!) della Cina continentale è sempre viva nel cuore ma, come diceva Comboni “sempre in obbedienza a Dio tramite il volere dei superiori!”

Nel frattempo, l’8 dicembre prossimo celebrerò il 25° anniversario della mia Professione Religiosa Perpetua (fatta a Macao nel 1999): i sentimenti che provo pensando a questi anni sono tanti, ma quello più forte è senza dubbio la riconoscenza a Dio per i doni della vocazione missionaria, della perseveranza e del coraggio di intraprendere questa strada nonostante mio padre non abbia mai accettato la mia scelta di diventare religioso. Ogni giorno ringrazio il Signore per i mille modi in cui mi dimostra il suo Amore e mi conferma nella scelta fatta, nonostante le piccole o grandi difficoltà che inevitabilmente costellano il cammino.

La bella avventura missionaria continua, anche se l’avanzare degli anni non la rende certo più semplice: per questo mi affido alle vostre preghiere e prometto la mia per la Comunità Pastorale SS. Marta, Maria e Lazzaro che è la comunità cristiana da cui sono partito e di cui continuo a sentirmi un inviato, espressione concreta della sua missionarietà viva e attiva!

A tutti un abbraccio fraterno, in attesa di rivederci (o di conoscerci) durante la prossima estate.

Fratel Fabio Patt, missionario comboniano a Manila

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