Un editto in sette articoli

Un editto in sette articoli

Forse non tutti sanno che tra i vari eventi di questo 2024 ci sono anche i 100 anni della
FOM, cioè la Federazione degli Oratori Milanesi
. Era infatti il 15 gennaio 1924 quando,
l’allora arcivescovo di Milano, Eugenio Tosi, decretava che la suddetta associazione
coordinasse tutti gli oratori della Diocesi.

Tale ricorrenza ha fatto assumere alla tradizionale Messa degli Oratori di venerdì 27
gennaio
un sapore tutto particolare, come hanno potuto sperimentare le migliaia di giovani radunate in Duomo per l’occasione. Ad arrivare per primo nella cattedrale, dopo aver mangiato in compagnia un bel panino con l’affettato a San Domenico Savio, è stato proprio il nostro gruppo da Turro-Gorla. Al suo interno erano rappresentate tutte le anime dei nostri oratori: preadolescenti, adolescenti, giovani, educatori, catechisti, allenatori, servizio-civilisti, membri della presenza educativa e infine due dei nostri sacerdoti, don Mino e don Paolo.

Essendo arrivati abbondantemente in anticipo, abbiamo potuto incontrare il nostro vicario di zona, mons. Vegezzi, a cui abbiamo consegnato una fotografia dei nostri ragazzi.
Successivamente abbiamo atteso l’inizio della Celebrazione. Il culmine della serata è stato sicuramente l’omelia del nostro Vescovo in cui, dopo aver commentato il vangelo della resurrezione della figlia di Giairo ed aver ricordato la ricorrenza di cui sopra, mons. Delpini ha voluto consegnare a ciascuno di noi un editto, composto di sette articoli, che vale la pena di ricordare. Qui di seguito riporto qualche appunto preso durante la serata.

L’oratorio è fatto così:

1) C’è una comunità educante, e non solo un prete, non solo un incaricato di qui e uno di là, ma una comunità. Gente che ha molte doti, anche se non è perfetta. È gente di buona volontà, è gente che va a Messa alla domenica e che ama l’oratorio.

2) C’è un ingresso: nell’oratorio tutti possono entrare, tutti! Giovani e anziani, bambini e genitori; cattolici, ortodossi, musulmani, indù e buddisti. Tutti. Si chiede solo la buona educazione, il rispetto, la disponibilità a stare insieme.

3) Ci sono i campi, luoghi per giocare: tutti quelli che entrano sono chiamati a partecipare a momenti di gioco, a tempi informali. Non si chiedono prestazioni particolari ma partecipazioni cordiali.

4) C’è la cappella, un luogo per pregare: tutti sono chiamati ad ascoltare Gesù, la sua proposta, tutti! Senza la fiducia in Dio la vita non ha senso. Nella cappella si va perché in tutti c’è un angolo buio da illuminare e la Luce verrà.

5) In cappella c’è una lampada – la lampada rossa per pregare per le vocazioni che lo stesso mons. Delpini ci ha consegnato durante la sua Visita Pastorale. Nessuno deve essere una lampada spenta. La cura per l’educazione significa avere a cuore che ciascuno viva la propria vita come vocazione. Nessuno è al mondo per caso. Ogni uomo è chiamato da Dio per nome: ascolta il tuo!

6) C’è il calendario, ci sono gli appuntamenti diocesani. Se si manca ad uno di questi si perde qualcosa. Poi ci sono quelli decanali e di ogni oratorio. Bisogna stare insieme, pregare insieme, incontrarsi in allegria. Ci sono appuntamenti!

7) C’è una proposta della diocesi: ogni anno ha un simbolo, uno slogan, dei canti della Fom. Gli oratori sono una federazione perché vogliono condividere. Tutto serve per entrare in oratorio, per giocare in oratorio, per pregare in oratorio, per pensare alla propria vocazione, e partecipare alle iniziative della Fom. Si è Chiesa attraverso l’oratorio. È la strada che è stata privilegiata nella nostra diocesi, è quella strada offerta a tutti – è anche la strada del nostro don Bosco – non perché ciascuno faccia ciò che vuole, ma perché ci sia una proposta di vita cristiana.

Al termine della Messa, prima di tornare a casa, visto che alcuni dei nostri ragazzi sentivano ancora un leggero languore, ci siamo spostati tutti in un fast food nei pressi di piazzale Loreto; tra un boccone e l’altro si respirava proprio aria di casa.

Personalmente ho gradito molto le parole del nostro Vescovo e credo che gli vada riconosciuta una particolare finezza nell’arrivare al cuore delle cose. Forse il suo non sarà un editto che rimarrà nella storia, ma la speranza è che posta essere custodito per qualche tempo nel nostro cuore, aiutandoci ad avere uno sguardo più sapiente su una realtà così importante per le nostre parrocchie come gli oratori.

Emanuele Lietti

Riascolta l’omelia dell’Arcivescovo Delpini:

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