Un granello di senape, per crescere come comunità

Sono ormai mesi che sentiamo usare insieme le parole “Comunità Pastorale” nelle nostre parrocchie, nelle omelie dei nostri sacerdoti come nei messaggi che ci arrivano dai vari collaboratori laici che intercettiamo.

Probabilmente abbiamo capito che si tratta di una diversa organizzazione sul territorio della Chiesa cattolica che abita i nostri quartieri, che prova a superare i confini della classica parrocchia con cui siamo cresciuti. Probabilmente abbiamo compreso che la Chiesa del futuro si appoggia su capisaldi quali corresponsabilità e valorizzazione dei laici a qualsiasi livello, anziché leadership accentratrice o clericalismo diffuso. Probabilmente intuiamo che il processo è lungo, che ci vorrà tanto tempo per arrivare a un modello organizzativo ecclesiale veramente funzionante, perché ascoltarsi, conoscersi e crescere insieme a membri di cinque parrocchie non è così semplice, e occorre trovare un tempo di qualità, tra le scadenze del lavoro e gli impegni familiari, per i volontari che si dedicano al servizio in comunità. Eppure.

Eppure l’impressione – anche tra i più ottimisti – è che comunque si vada avanti come prima. O magari non si vada avanti proprio. O addirittura che era meglio prima. Il chiacchiericcio – peccato vero delle nostre comunità cristiane, come ci ha più volte ricordato il Papa – si fa può far strada molto bene su un territorio così vasto come quello coperto dalle nostre parrocchie.

“Cosa fanno di là? Boh, nessuno ce lo dice”.

“Tanto noi andiamo a Messa di qua”.

“Lì comunque hanno molti problemi”.

“Ah quando ero giovane io, che bello…”

E invece no. Dobbiamo avere il coraggio e la visione di riconoscere quanto di bello sta già nascendo, sicuramente con fatica, grazie all’opera del Signore, che fa fiorire anche i deserti e ci invita ogni giorno a una nuova consapevolezza: “Ecco faccio una cosa nuova, non ve ne accorgete?” (Is 43,16-21).

Ci serve mettere al centro il Signore, ricordandoci che nessuno schema organizzativo può reggere se al centro non c’è Lui e la sua Parola.

Durante il secondo workshop di avvicinamento alla Comunità Pastorale dello scorso settembre, avevamo sintetizzato il bisogno di tanti collaboratori in una “cesta” dal titolo “Spezzare la Parola”. Tra le tante cose operative da avviare, è importante non dimenticare il bisogno di ogni cristiano di nutrirsi della Parola di Dio. La celebrazione eucaristica domenicale non è sufficiente: sentiamo che è necessario dare spazio e tempo all’ascolto comunitario della Parola di Dio anche in forme nuove e originali.

Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro cui Gesù fa visita più volte a Betania, sono modelli di due stili di essere Chiesa – quello dell’attivismo e della contemplazione – entrambi importanti, anche se è lo stesso Gesù alla fine a ricordare come Maria “ha scelto la parte migliore”, quella di chi si siede ai piedi del Signore e ascolta la sua Parola.

Cogliamo con entusiasmo dunque una novità concreta di questa Comunità Pastorale, che riguarda la formazione (una volta avremmo detto “catechesi”) degli adulti che operano a tutti i livelli di servizio. Con il contributo di altre due comunità di consacrate, le Sorelle del Signore e le Sorelle Clarisse, avviamo il percorso denominato “Il granello di senape”, che si realizzerà in 6 incontri totali nei tempi liturgici del Natale e della Pasqua. Non è certo una coincidenza che a offrire gli spunti delle meditazioni saranno comunità femminili, e il titolo del percorso certamente ci offre la stessa speranza del piccolissimo seme di senape, che quando cresce fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra (cfr. Mc 4,30-32).

Uno schema semplice, con momenti di ascolto della Parola, di preghiera e condivisione nella fede, meditando sui vangeli dell’infanzia e della risurrezione, per ritornare a porre al centro della vita la persona di Gesù, il mistero della sua incarnazione e della sua risurrezione. Pregare insieme e meditare il Vangelo ci permetterà di gustare come la Parola sia vicina e interpreti la vita.

Prendiamo coscienza del momento che la nuova Comunità Pastorale sta affrontando, sentiamoci parte della costruzione di una nuova realtà ecclesiale tesa alla comunione fraterna e al servizio reciproco. Mettiamoci in ascolto di quanto lo Spirito suggerisce per camminare insieme e prima di avviare ogni azione, ricordiamoci di spezzare insieme la Parola di Dio. Attraverso l’esercizio della lectio divina, sulla scia dell’insegnamento del cardinal Martini, la Parola può realmente diventare preghiera, luogo di discernimento, bussola per orientare le decisioni personali e comunitarie, forza per affrontare le scelte che la nostra nuova Comunità Pastorale è chiamata a operare.

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