Apokàlypsis: una rivelazione per la città

Apokàlypsis: una rivelazione per la città

Venerdì 19 gennaio, il nostro Arcivescovo, a conclusione della visita pastorale, ha desiderato incontrare in Sant’Ambrogio i parroci e i membri dei Consigli Pastorali, a cui ha consegnato tre brevi pensieri, tratti dal suo recente messaggio “Sette lettere per Milano”.

Dall’ambone della Basilica, mons. Delpini ha ricordato la necessità di un’apocalisse nel senso etimologico del termine, cioè di una rivelazione, per comprendere ciò che sta accadendo in questa nostra città. Sono molti, infatti, i milanesi che inseguono un fare fine a sé stesso, che corrono ma non sanno verso dove, che vivono ma non sanno se ne vale la pena.

Sta perciò a noi cristiani la responsabilità di orientare questo vivere senza meta e senza luce. Noi, infatti, sappiamo, o dovremmo sapere, che per guardare alla realtà serve lo sguardo di Dio! Non bastano i dati, le statistiche, le previsioni, ecc. Probabilmente sociologi, politici, economisti ne sapranno più dei sottoscritti, ma noi crediamo che la lettura più vera della città è quella che cerca di capire cosa sta facendo Dio a Milano.

Come riuscire in tale scopo? Non è facile, ma non impossibile: serve ascolto, silenzio, preghiera, ossia luoghi e momenti dove lo Spirito possa parlare, anche dalla coralità del confronto. Ma tale rivelazione – e qui comincia il secondo pensiero – è forse qualcosa di
spaventoso?

Il veggente dell’Apocalisse, vedendo il Figlio dell’uomo, scopre che quest’ultimo è Gesù, vivo in mezzo a noi, il quale può liberarci dalla morte. Egli è il Dio che è all’opera perché fedele alla sua alleanza: neanche la morte può fermarlo! La rivelazione, allora è una consolazione e una missione. Noi cristiani, perciò, non evitiamo la rivelazione per paura del giudizio di Dio, poiché sappiamo che quest’ultima ci darà parole da dire, intelligenza per comprendere, coraggio per camminare. Allora non dobbiamo temere la rivelazione ma invocarla.

Nel suo ultimo pensiero, “don” Mario partiva dal chiedersi: «Che cosa c’è da dire a questa città?», e di seguito osservava che a Milano ci sono “7 chiese”, ossia sette aspetti della nostra comunità cittadina: una comunità che abita nei flussi, di chi va e di chi viene; nella ricchezza, coi suoi tanti i soldi, tanta cultura, tante risorse umane; nella solidarietà, poiché intorno a noi c’è tanto bene; nelle ferite; nell’audacia del pensiero; nella solitudine – basti pensare che metà delle famiglie della nostra città sono composte solo da una persona -; nella disperazione di una Milano che programma, ma che non sa più che cosa sperare.

In tutte queste situazioni il vescovo si è posto nell’atteggiamento della donna che aveva perso una moneta (cfr. Lc 15, 8-10), e che dopo averla ritrovata chiama le vicine per far festa. Così egli ha voluto cercare nella città i segni del regno di Dio, e in tutte queste situazioni può affermare di aver trovato la Moneta, che talvolta prende il nome di carità, talaltra di preghiera, di sacrificio, ecc. Non ha trovato però la gioia di essere cristiani e l’ardore missionario, cioè il desiderio di annunciare il Regno a chi non è in questa comunità. Da qui poi l’invito a leggere queste poche pagine, a confrontarsi su di esse, magari all’interno dei Consigli Pastorali e, perché no, magari ad inviare al vescovo anche una risposta.

Concludendo, a parte i dovuti ringraziamenti per la riuscita della visita pastorale, mons. Delpini ha poi ricordato che quest’anno ci sarà il rinnovo dei Consigli Pastorali, un’occasione per motivare ed invitare gli altri ad essere corresponsabili, per ringraziare il Signore, e per avere sempre più a cuore una Chiesa che sia unita, libera, lieta e che ascolti lo Spirito che sprona alla missione.

Emanuele Lietti

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